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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Riflessioni sulla possibile responsabilità degli enti collettivi in presenza dei reati colposi

La dottrina che si occupa di responsabilità degli enti è attualmente impegnata nella valutazione delle conseguenze per l'ente connesse all'illecito.

In relazione a tale questione, profili problematici emergono in presenza di reati colposi, dal momento che nell'ambito delle condotte colpose è per definizione assente qualsiasi atteggiamento finalistico da parte del soggetto agente.

In presenza di una condotta di cosiddetta colpa incosciente ( caratterizzatesi cioè per il fatto che il soggetto agente ignora di agire in violazione di una serie di norme prudenziali cui la sua condotta pericolosa dovrebbe invece uniformarsi) non è infatti possibile sostenere che il comportamento delittuoso sia stato tenuto nell'interesse della persona giuridica. Osservata sotto questo profilo, dunque, la previsione di cui all'art. 5 d.lgs. 231 non appare utilizzabile in relazione ai reati presupposto di omicidio colposo e lesioni colpose.

Tale approdo, tuttavia non è certo definitivo, dal momento che è possibile ragionando altrimenti individuare anche nella violazione degli artt. 589 e 590 c.p. una fonte di responsabilità per la società. Ai fini dell'applicazione del d.lgs. 231, infatti, non rileva soltanto la circostanza che il singolo abbia agito nell'interesse dell'ente, bensì anche l'ipotesi in cui la persona giuridica abbia comunque tratto un vantaggio dal comportamento criminoso di un proprio dipendente.

Si perviene così ad una seconda conclusione: è possibile sostenere la responsabilità di una persona giuridica in conseguenza di condotte colpose assunte dai soggetti indicati nelle lett. a) e b) dell'art. 5 d.lgs. 231/2001, allorquando da tali comportamenti l'ente abbia tratto un vantaggio, poiché la circostanza che la società abbia beneficiato delle conseguenze dell'illecito rileva a prescindere dal fatto che tali benefici fossero o meno intenzionalmente perseguiti dal soggetto agente.

In conclusione, pertanto, quando l'infortunio di un lavoratore sia dipeso da una consapevole scelta di sistematica inosservanza delle norme cautelari, per ottenere l'ottimizzazione dei profitti e l'abbattimento dei costi e delle spese per l'adozione ed attuazione dei presidi antinfortunistici, potrà contestarsi alla persona fisica che ha assunto la condotta delittuosa tanto il reato di cui all'art. 437 c.p. quanto quello di cui agli artt. 589 e 590 c.p. e conseguentemente potrà riconoscersi - proprio per la possibile contestazione dei reati di omicidio o lesione colposa - anche la responsabilità della persona giuridica ai sensi del d.lgs. 231/2001.

di Ciro Santoriello

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