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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Responsabilità degli Enti e Modelli Organizzativi ambientali: il recepimento della direttiva 2008/99/CE

Sulla Gazzetta Ufficiale del 1 agosto 2011 è stato pubblicato il d.lgs. 7 luglio 2011, n. 121, recante “Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonché della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni”. Con tale Direttiva (2008/99/CE), il Parlamento europeo e il Consiglio hanno inteso vincolare gli Stati membri ad adottare sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive in materia ambientale.

Per quanto riguarda il panorama italiano, la novità più rilevante interessa senza dubbio l'inserimento di alcuni reati ambientali nel catalogo dei reati presupposto. Nel recepire la direttiva, il legislatore delegato ha infatti selezionato alcune figure di reato già previste dall'ordinamento penale, nonché quelle introdotte all'uopo dalla novella (e cioè quelle di cui agli artt. 727-bis e 733-bis c.p.) e ritenute corrispondenti al catalogo richiamato dalla normativa sovranazionale alla quale la legge delega aveva rinviato. E' stato così inserito all'art. 25-undecies un nuovo catalogo di reati presupposto della responsabilità degli enti che ricomprende, oltre a quelle di nuovo conio, le seguenti fattispecie: i) inquinamento idrico; ii) rifiuti; iii) bonifica siti inquinati; iv) inquinamento atmosferico; v) commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione; vi) ozono; vii) inquinamento navi;

Uno dei limiti più evidenti mostrati dal d.lgs. 121/2011 è tuttavia l'assenza di qualsiasi riferimento alla previsione dell'adozione di uno “specifico” Modello Organizzativo, ai fini dell'esonero dalla responsabilità amministrativa da reato. Manca, in altri termini, nel testo del decreto in esame, una norma omologa a quella che, invece, è contenuta nel d.lgs. 81/2008.

Analogamente, nessuna previsione di tenore affine a quello dell'art. 16, comma 3, T.U.S., è stata inserita con riferimento alla delega di funzioni, istituto chiaramente applicabile anche in campo ambientale, come unanimemente riconosciuto da consolidata giurisprudenza di legittimità. La mancanza di tale norma, dunque, esclude che - per i reati ambientali inseriti nel catalogo dei reati presupposto introdotti dal d.lgs. 121/2011 - l'obbligo di vigilanza in capo all'imprenditore in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite, possa intendersi assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui all'articolo 30, comma 4, operando tale presunzione solo per le violazioni in materia antinfortunistica e non anche per quelle ambientali.

di Alessio Scarcella

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