Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Sab, 26 Set 2020
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La confisca obbligatoria tra art. 322-ter c.p. e art. 19 d.lgs. 231/2001

L'analisi dell'istituto della confisca e, soprattutto, il tentativo di un approccio sistematico a tale istituto, si scontrano con la disciplina generale prevista dall'art. 240 c.p., espressione di una irrisolta tensione tra l'archetipo della misura di sicurezza e quello della sanzione, e di una disciplina speciale che ne disarticola i caratteri concettuali comuni.

Per quanto attiene il “sistema 231”, la confisca torna in parte al suo originario paradigma sanzionatorio (seppure ne venga ribadito il carattere polimorfo, contemplando modelli di provvedimento ablatorio sganciati dalla commissione di un illecito proprio dell'ente ovvero aventi ad oggetto il prodotto diretto di un'attività certamente lecita). Gli artt. 9, comma 1, lett. c), e 19 prevedono infatti l'istituto della confisca sanzione, avente ad oggetto il prezzo o il profitto del reato, salvi i diritti dei terzi acquisiti dai terzi in buona fede.

L'art. 15, comma 4, prevede invece un'ipotesi di confisca sanzione-sostitutiva, in virtù della quale, nel caso di commissariamento dell'ente ( in sostituzione della correlativa sanzione interdittiva, che determinerebbe un'interruzione di servizio pubblico o di pubblica necessità ovvero un rilevante impatto su livelli occupazionali), il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attività deve essere confiscato.

Le ipotesi di confisca, obbligatoria e di valore, laddove tutto ciò che deve essere obbligatoriamente confiscato può essere fatto anche per equivalente, sono invece costituite dai casi previsti dall'art. 322-ter c.p., interpolato nel tessuto del codice penale dall'art. 3, legge 300/2000.

Vi sono tuttavia inclusi una serie di reati che consentono l'applicazione del provvedimento ablatorio anche in virtù del d.lgs. 231/01. Sul piano generale, questo sarà astrattamente ammissibile per i reati di cui agli artt. 24 e 25, che prevedono reati presupposto certamente rientranti nell'ampia previsione dell'art. 322-ter c.p., così come integrato dall'art. 640-quater c.p. Per essi, si pone la possibilità, dell'operare di entrambi i tipi di confisca, quando essa abbia ad oggetto il prezzo del reato. In tali casi la confisca sarà obbligatoria e possibile anche per equivalente.

Una simile simmetria si ripropone solo in parte qua allorché oggetto della confisca debba essere il profitto del reato. Confisca obbligatoria per entrambi gli statuti normativi, ma che può essere disposta per equivalente ex art. 322-ter solo per i casi di corruzione attiva ovvero per quelli compresi nella previsione dell'art. 640-quater. La conseguenza sarà che l'unica forma di confisca del profitto per equivalente possibile allorché si sia in presenza di reati riconducibili alle previsioni della corruzione passiva, concussione, malversazione a danno dello Stato, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato sarà quella, nei confronti dell'ente, prevista dall'art. 19, d.lgs 231/2001.

di Paolo Ielo

[visualizza l'articolo completo]

LE RIVISTE

L'ULTIMO NUMERO

TUTTI I NUMERI

RICERCA ARTICOLI

E' possibile filtrare l'elenco degli articoli compilando i campi sottostanti.

Ricerca per ANNO:

Ricerca per AUTORE:

Ricerca per SEZIONE:

Ricerca per TESTO:


INDICE ANALITICO

LE RACCOLTE 231