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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La costituzione di parte civile nel processo contro l'ente: stop and go tra Roma e Lussemburgo - parte II

Poco dopo la pronuncia della Corte di Cassazione sul controverso tema dell'inserzione dell'azione civile nel processo contro l'ente instaurato ai sensi del D.Lgs. 231/01, è stata emessa dal Gip del Tribunale di Firenze un'ordinanza con la quale è stata interpellata la Corte di Giustizia dell'Unione Europea affinché indichi l'esatta interpretazione degli articoli 2, 3 e 8 (e 9) della Decisione Quadro del Consiglio di Europa 2001/220/Gai del 15.3.2001, sulla posizione delle vittime nei procedimenti penali, e quindi si pronunzi sulla conformità al diritto comunitario della vigente disciplina italiana della responsabilità amministrativa degli enti, per il fatto di “non prevedere ‘espressamente' la possibilità che gli stessi siano chiamati a rispondere dei danni cagionati alle vittime dei reati nel processo penale”.

Secondo il giudice fiorentino, il delineato assetto della normativa nazionale “lede i principi stabiliti nelle Direttive Europee, sia perché limita l'effettività e la portata nonché la possibilità per le vittime di reato di ottenere un pieno risarcimento per tutti i reati nei quali si ravvisa comunque una responsabilità degli enti stessi, secondo le leggi civili, sia perché costringe le vittime a chiedere il risarcimento “fuori” del processo penale, ammesso che sia concesso, e in tempi di dilatazione che rendono non efficace l'azione di tutela”.

La questione posta dall'ordinanza in discorso non è certamente di agevole soluzione. Il presupposto dell'inammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell'ente può oggi contare sulla presa di posizione della Corte di Cassazione; ma si tratta di una pronuncia troppo recente per escludere che anche la tesi avversa possa trovare credito tra i giudici di legittimità.

La possibilità di agire nel processo penale nei confronti dell'ente, per farne valere la responsabilità per il fatto dell'imputato è parimenti incerta, quanto meno in concreto, per la varietà dei rapporti intersoggettivi che sa proporre la normativa in materia di sicurezza del lavoro.

Infine, appartiene ora al giudice comunitario il giudizio sulla capacità della giustizia civile italiana di assicurare una pronuncia sulla richiesta di risarcimento del danni avanzata dalla vittima del reato nei confronti dell'ente incolpato, il cui obbligo risarcitorio non discenda dall'articolo 2049 c.c.

di Salvatore Dovere

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