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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Le banche e la responsabilità da reato degli enti

La preesistenza di un asset consolidato di misure, presidi e sistemi di controllo negli enti del sistema bancario, ha posto ripetute esigenze di adeguamento e problemi di coordinamento della “nuova” disciplina con quelle già esistenti, inizialmente percepite solo in misura blanda dal Legislatore, che nel testo del D.Lgs. 231/01 si limitò a prevedere che il provvedimento applicativo di «misure cautelari interdittive e la sentenza irrevocabile di condanna» fossero comunicati «alle autorità che esercitano il controllo o la vigilanza sull'ente» (articolo 84).

Sui rapporti tra disciplina bancaria e responsabilità da reato degli enti hanno influito senza dubbio i principi della direttiva 2001/24/CE in materia di risanamento e liquidazione degli enti creditizi, per effetto dei quali l'esigenza logica di coordinamento è assurta sotto taluni profili al rango di obbligo comunitario per lo Stato italiano.

L'articolo 8 del D.Lgs. 197/04 ha dato attuazione alla direttiva introducendo nel TULB l'articolo 97-bis; la nuova disposizione innova o deroga (anche molto incisivamente) la disciplina del D.Lgs. 231/01 riguardo alla fase delle indagini (articolo 97-bis, comma 1), alla fase del giudizio e della decisione (comma 2) e soprattutto ai poteri cautelari, sanzionatori ed esecutivi del giudice (commi 3 e 4), posto che alle banche non sono applicabili le misure cautelari interdittive, mentre l'esecuzione delle sanzioni interdittive è affidata alla Banca d'Italia.

Le maggiori difficoltà della nuova disciplina, tuttavia, riguardano «la completa devoluzione» della fase esecutiva delle medesime sanzioni alla Banca d'Italia, con il conseguente affievolirsi del controllo giurisdizionale e l'instaurarsi di un regime di flessibilità della pena che tende a una maggiore gravità.

Non è tuttavia chiaro se la Banca d'Italia sia vincolata dalle prescrizioni del giudice penale o - in linea teorica - possa non dare corso alla sentenza (non assumendo, quindi, alcun provvedimento, ovvero non proponendo al Ministro alcuna misura).

Non è chiaro, inoltre, se il Ministro possa rifiutarsi o semplicemente omettere di adottare il provvedimento (es. amministrazione straordinaria) proposto dalla Banca d'Italia e se, in questo caso come in quello di inerzia della stessa BANKITALIA, il giudice dell'esecuzione conservi un dovere-potere di intervento.

Così come non è chiaro se il provvedimento del Ministro, ovvero quello della Banca d'Italia, siano “impugnabili” dinanzi al giudice dell'esecuzione ovvero - come il tenore della disposizione lascerebbe intendere - dinanzi al giudice amministrativo.

Infine, non si comprende se il giudice dell'esecuzione conservi un dovere-potere di intervento dopo l'annullamento del provvedimento della Banca d'Italia o del Ministro ad opera del giudice amministrativo.

L'auspicio è ovviamente, ai fini di una serena e concreta applicazione, che tutti questi dubbi vengano quanto prima risolti.

di Giuseppe Losappio

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