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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

231 e normativa per la tutela del diritto d'autore su Internet

I rischi connessi alla rete sono oggetto di iniziative di rilevanza internazionale, dal momento che il fenomeno del cybercrimine è in progressiva espansione e sofisticazione.

L'IT governance, vale a dire il governo dei sistemi informativi, deve pertanto concentrarsi sempre più sulla gestione dei rischi informatici e sull'allineamento dell'IT alle finalità di business, che passano anche attraverso la tutela della proprietà industriale e intellettuale.

Anche in campo informatico, si può infatti parlare di una vera e propria “criminalità organizzata”, orientata alla commissione di reati quali i furti di identità e le estorsioni di account aziendali.

I reati di matrice informatica considerati nel decreto 231 possono essere ricondotti alle seguenti classi:

- quelli di cui all'art. 24 per i casi di frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico;

- quelli di cui all'art. 25-quinquies (“delitti contro la personalità individuale”) per la c.d. “pedopornografia virtuale”;

- quelli elencati all'art. 24-bis (delitti informatici e trattamento illecito di dati);

- quelli di cui all'art. 25-novies (“delitti in materia di violazione del diritto d'autore”) nel cui ambito rientrano i delitti c.d. di pirateria informatica.

In Italia vi sono numerose organizzazioni che operano per il contrasto alla pirateria, quali il Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale, insediato presso la Presidenza del Consiglio Dei Ministri e il nucleo attivato presso la Polizia Postale e delle Comunicazioni, reparto di polizia specializzato per tutte quelle attività di controllo/repressione degli illeciti penali e amministrativi. Altre importanti organizzazioni in tal senso sono inoltre la SIAE e l'AGCOM.

Le cautele necessarie per evitare che siano poste in essere le condotte concretanti le ipotesi di reato sono essenzialmente collegate ai sistemi di computer o alle persone che li utilizzano.

È pertanto opportuno svolgere controlli sulle aree aziendali a rischio (ad esempio, produzione e distribuzione o gestione dei siti Internet) e predisporre misure sanzionatorie nei confronti dei soggetti coinvolti negli illeciti descritti.

di Patrizia Ghini

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