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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Abusi di mercato bagatellari per molti, ma non per gli enti. Contravvenzioni di market abuse e responsabilità ex d.lgs. 231/2001

Con la direttiva 2004/39/CE (Markets in Financial Instruments Directive o MiFID) il legislatore comunitario ha compiuto un ulteriore passo verso l'armonizzazione della disciplina dei mercati finanziari in ambito UE, avendo tra gli obiettivi anche l'eliminazione degli ostacoli per le società di piccole dimensioni che decidano di ricorrere al mercato dei capitali, ferma restando l'attenzione alla tutela dell'investitore. Tuttavia, la priorità temporale della direttiva 2003/6/CE (Market Abuse Directive o MAD) rispetto alla MiFID ha comportato, soprattutto in sede di recepimento nei singoli ordinamenti nazionali, un'inversione tra l'adozione di misure volte a reprimere comportamenti illeciti sui mercati e l'individuazione dei confini entro cui applicare la disciplina sanzionatoria. In altri termini, l'erosione del monopolio del mercato regolamentato reca con sé l'interrogativo sul tipo di tutela da apprestare a differenti sedi di negoziazione di valori mobiliari che, in ambito comunitario, sono considerate meritevoli di particolare attenzione. Gli Stati membri dell' UE hanno di conseguenza assunto, in materia, posizioni fortemente differenziate. A circa due anni dall'emanazione della normativa di recepimento della MiFID (ad opera del d.lgs. n. 164 del 17 settembre 2007), il legislatore italiano è dunque intervenuto sull'apparato sanzionatorio del market abuse attraverso il d.lgs. n. 101 del 17 luglio 2009, partendo dal presupposto che, come si legge nella Relazione illustrativa, è «necessario predisporre un complesso di regole che garantiscano il corretto svolgimento delle negoziazioni, sanzionando allo stesso tempo quelle condotte fraudolente (i cd. abusi di mercato) che hanno l'effetto di disincentivare i soggetti potenzialmente interessati a investire in quel mercato». Le fattispecie contravvenzionali introdotte dal d.lgs. 101/2009 danno tuttavia luogo a molteplici aporie nell'apparato repressivo degli abusi di mercato, censurabili sia sul piano della legittimità costituzionale, sia con riferimento ai principi penalistici generali.

di Enrico Basile

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