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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Rapporti tra fallimento della società ed accertamento degli illeciti amministrativi dalla medesima commessi: profili problematici in tema di misure cautelari, trasmissibilità delle sanzioni e legittimazione processuale del curatore nel procedimento a carico della società

Il d.lgs. 231/2001 omette di disciplinare il fallimento dell'ente nei cui confronti sia in corso di accertamento la commissione di un illecito derivante da reato, ovvero sia stata già irrogata una sanzione, pecuniaria od interdittiva: occorre pertanto necessariamente fare riferimento ai principi ispiratori del sistema sanzionatorio del decreto stesso. Molteplici sono tuttavia i problemi che sorgono in concreto, al fine di adeguare la disciplina generale in tema di responsabilità degli enti, rispetto ad una vicenda - il fallimento - che inevitabilmente comporta una cesura tra la gestione affidata al curatore e la precedente amministrazione societaria che aveva consentito la realizzazione degli illeciti dipendenti da reato.

Uno dei principali aspetti problematici riguarda l'applicabilità delle misure cautelari interdittive nei confronti di società la cui attività imprenditoriale, nonostante la dichiarazione di fallimento, prosegua in regime di esercizio provvisorio, ovvero tramite l'affitto d'azienda. Infatti, solo in queste ultime ipotesi si porrà concretamente il rischio di reiterazione di illeciti, mentre, nel caso in cui alla dichiarazione di fallimento consegua direttamente la fase liquidatoria, dovrà escludersi la sussistenza del periculum in mora richiesto per disporre le misure cautelari interdittive previste dal d.lgs. 231/2001.

Ulteriore questione riguarda la sorte della condanna pecuniaria pronunciata nei confronti di società fallita. Poiché il fallimento non priva della proprietà dei beni la società, ma determina unicamente lo spossessamento e la destinazione del patrimonio al soddisfacimento delle pretese creditorie nella procedura concorsuale, deve ritenersi che il credito che lo Stato vanta a titolo di sanzione vada a concorrere con i restanti creditori. In tal senso, del resto, depone l'art. 27 d.lgs. 231/2001, lì dove stabilisce che per la sanzione pecuniaria è responsabile esclusivamente l'ente con il proprio patrimonio.

di Paolo Di Geronimo

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