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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La responsabilità degli enti per il reato di mobbing

Il termine “mobbing” raggruppa quei comportamenti posti in essere generalmente in danno di lavoratori da parte dei superiori (mobbing verticale) per indurli all'auto-licenziamento, ma anche dai colleghi (mobbing orizzontale) con finalità discriminatorie, in reazione a condotte non approvate, ovvero più in generale al rifiuto di accondiscendere a proposte o richieste immorali o tout court illegali. Il mobbing implica, pertanto, l'esistenza di uno o più soggetti attivi (i responsabili dei comportamenti vessatori) e di uno o più soggetti passivi (le vittime).

La giurisprudenza penale riconduce tendenzialmente il fenomeno del mobbing ai reati di percosse (art. 581 c.p.) e lesioni (artt. 582 e 590 c.p.), ovvero di violenza privata (art. 610 c.p.), talora a quello di maltrattamenti (art. 572 c.p., collocato tra i delitti contro la famiglia, in particolare tra quelli contro l'assistenza familiare, rubricato “maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli”, ma che incrimina, tra gli altri - comma 1 - “chiunque [...] maltratta [...] una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata [...] per l'esercizio di una professione o di un'arte”. In difetto di una disciplina ad hoc, l'interprete può oggi attribuire rilevanza alla responsabilità amministrativa da mobbing degli enti soltanto entro i confini delineati dagli artt. 24-25-novies d.lgs. 231/2001 e l'unica disposizione che sembra all'uopo poter assumere rilievo è l'art. 25-septies, comma 3, che prevede ipotesi di responsabilità degli enti in dipendenza del reato di cui all'art. 590, comma 3, c.p. (lesioni colpose commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro). Qualora il mobbing possa essere ricondotto ad un fattore discriminante legato al sesso, è applicabile la normativa di cui al d.lgs. 145/2005, trasfuso nel Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (d.lgs. 198/2006), il cui art. 26 inquadra tra le discriminazioni “anche le molestie, ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”.Invero, il d.lgs. 81/2008 (come modificato dal d.lgs. 106/2009) prende espressamente in considerazione le differenze di genere quale necessario oggetto dell'azione di prevenzione dei rischi professionali.

di Sergio Beltrani

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