Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Mar, 29 Set 2020
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Associazione per delinquere: spunti di riflessione ai fini dell’aggiornamento della “mappatura” delle aree a rischio

Con la legge n. 94 del 2009 (c.d. “Pacchetto Sicurezza) i “Delitti di criminalità organizzata”sono entrati a far parte del catalogo dei reati presupposto per l'applicazione del d.lgs.231/01. Questa peculiare fattispecie di reato, decisamente variegata, pone però alcuni problemi nell'esecuzione della mappatura dei rischi, prevista dall'art. 6 del d.lgs. citato e necessaria per un'idonea redazione del Modello. La condotta incriminata consiste sia nel “promuovere, costituire od organizzare” l'associazione, sia nel “partecipare” all'associazione. Requisito fondamentale è la coscienza e volontà di far parte in maniera permanente di un sodalizio criminoso, ma anche l' “intenzione di contribuire all'attuazione del generico programma criminoso”, senza che sia necessario, però, che la volontà abbia ad oggetto immediato la realizzazione di ben individuati delitti.

Trasferendo gli elementi citati requisiti dell'associazione a delinquere sul piano dell'organizzazione aziendale, appare evidente come questo reato sia astrattamente ipotizzabile per l'ente: è assolutamente facile per l'accusa sostenere che almeno tre persone erano d'accordo sulla condotta tenuta e che sussisteva una struttura organizzativa idonea a commettere gli illeciti, coincidente eventualmente nell'organizzazione aziendale stessa.

L'introduzione di questo reato ha rappresentato una novità la cui portata non è ancora stata del tutto percepita. Di conseguenza, per l'impresa virtuosa che, nonostante le incoerenze del sistema e l'assenza al momento di precise indicazioni delle associazioni di categoria, volesse implementare o rafforzare il proprio sistema di controlli preventivi, dovrebbe considerare a rischio tutti i rapporti con soggetti esterni all'ente. Si auspica pertanto una riflessione orientata a introdurre correttivi nella normativa in esame, non esclusa la stessa riformulazione della fattispecie esaminata, che risale al 1930.

di Michele Pansarella

[visualizza l'articolo completo]

LE RIVISTE

L'ULTIMO NUMERO

TUTTI I NUMERI

RICERCA ARTICOLI

E' possibile filtrare l'elenco degli articoli compilando i campi sottostanti.

Ricerca per ANNO:

Ricerca per AUTORE:

Ricerca per SEZIONE:

Ricerca per TESTO:


INDICE ANALITICO

LE RACCOLTE 231