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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Sulla configurabilità del (fantomatico) Modello Organizzativo ex d.lgs. 231/2001 dedicato alla P.M.I.

La disciplina regolante l'adozione del Modello prescinde dalla natura giuridica soggettiva, dalla forma, dall'ambito economico di attività e dal carattere dimensionale dell'ente. I principi di riferimento sono: i) facoltatività dell'adozione del Modello; ii) libera costruzione di esso; iii)riserva legale di valutazione giudiziale post reato; iv) indispensabilità dell'adozione del Modello al fine della concessione del beneficio d'esimente.

Le ricadute economiche connesse all'adozione del Modello hanno tuttavia talvolta condizionato le imprese, che hanno ritenuto di potervi rinunciare almeno temporaneamente, in attesa di interventi normativi correttivi che ne incentivassero l'adesione, evitando costi e disagi proibitivi. Le istanze di semplificazione degli strumenti hanno infatti trovato risposta soltanto nell'art.6 d.lgs. 231, che consente una configurazione “minimal”dell'O.d.V. negli enti di piccole dimensioni, ma non fa cenno alle piccole e medie imprese. L'acronimo P.M.I. (piccola e media impresa) viene del resto impiegato in più contesti e con applicazioni difformi, tanto da non permettere di definirne univocamente la portata.

Lo stesso d.lgs. 231 parla di “enti di piccole dimensioni” (ignorando il diverso concetto riassuntivo di P.M.I.) : è interessante come anche in questo caso il legislatore abbia scelto di richiamarsi ad un concetto di sintesi di portata descrittiva, privo di collegamenti diretti con parametri economico-giuridici. Dalla mappatura delle potenzialità dei reati tipici risulteranno verosimilmente matrici limitate nel numero (per tipologia di reato) e nell'articolazione, stante il numero ridotto di funzioni e processi nonché degli esponenti aziendali deputati a gestirli.

di Sandro Bartolomucci

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