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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La delega di funzioni: significato e valenza del Modello Organizzativo alla luce del testo novellato dell’art. 16, comma 3, d.lgs. 81/2008

Nel contesto aziendale, la delega di funzioni è un istituto al quale si ricorre per fronteggiare la necessità di affidare a soggetti qualificati gli adempimenti richiesti dalla legge. Essa riguarda unicamente la distribuzione delle responsabilità penali conseguenti alla violazione della normativa in tema di salute e sicurezza (e non anche la corrispondente responsabilità civile). Per questo, il conferimento dell'incarico deve risultare da atto scritto avente data certa, nonché essere adeguatamente pubblicizzato ed accettato per iscritto dal delegato.

Le impostazioni dottrinali in punto delega di funzioni, sono sostanzialmente due: quella cd. “funzionalista” e quella cd. “formalistica”. Per la prima il soggetto responsabile si individua sulla base della funzione di fatto rivestita; per la seconda il titolare originario mantiene un obbligo di vigilanza sull'adempimento delle incombenze affidate al delegato (e la di conseguenza la responsabilità).

L'art. 16 d.lgs. 81/2008 attribuisce forte valenza e immediata rilevanza al Modello Organizzativo, previsto dall'art. 30 d.lgs. 81/2008, per quanto attiene l'idoneità della delega e la conseguente esenzione di responsabilità (penale) del delegante - datore di lavoro e (amministrativa) dell'ente. L'obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro - in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite - “si intende assolto in caso si adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui all'art. 30, comma 4”: ecco che viene pertanto a configurarsi una vera e propria presunzione di assolvimento dell'obbligo di vigilanza del delegante. Ovviamente, non potrà andare esente da responsabilità il delegante che si provi essere venuto a conoscenza di situazioni di pericolo inerenti allo svolgimento delle funzioni delegate e ciononostante, per colpevole tolleranza e inerzia, non sia intervenuto.

di Antonio Salvatore

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