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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La regola di giudizio nel processo agli enti collettivi : il criterio civilistico del “più probabile che no” o lo standard del processo penale dell’ “oltre ogni ragionevole dubbio” ?

Il nostro sistema processuale differenzia lo standard probatorio richiesto per la decisione a seconda che la stessa sia assunta in sede civile o in sede penale. In campo civilistico, laddove il legislatore indica come regola per il giudizio quella del “più probabile che no”, per accogliere come provata una delle ipotesi di ricostruzione del fatto storico è sufficiente che questa sia assistita da un grado di probabilità anche di poco superiore al 50%. Di contro, laddove lo standard probatorio richiesto per la condanna dell'imputato sia quello dell'“oltre ogni ragionevole dubbio” è inequivocabile che la decisione di colpevolezza deve essere dotata di un grado di corroborazione elevatissimo.

La responsabilità amministrativa degli enti si muove nell'ambito delle categorie e delle funzioni del diritto penale: la posizione dell'ente viene equiparata all'imputato non solo con riferimento al trattamento riservatogli nel corso del processo - secondo quanto prevede l'art. 35 d.lgs. 231 - ma anche nel momento della decisione, la quale potrà concludersi con una dichiarazione di responsabilità del singolo e della società solo quando la loro colpevolezza possa dirsi provata “nei termini di una (quasi) assoluta certezza”. Tuttavia lo standard probatorio che deve essere raggiunto per affermare la responsabilità amministrativa degli enti, nel silenzio della legge del 2001, è rimesso all'interprete.

Il d.lgs. 231 - ribaltando drasticamente la filosofia che ha ispirato il codice di procedura penale - ha previsto all'art. 38 c. 1 “che il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente è riunito al procedimento penale instaurato nei confronti dell'autore del reato dal quale l'illecito dipende”. Ecco che pertanto della responsabilità della persona giuridica dovrà giudicare lo stesso organo che deciderà della persona fisica, garantendo il medesimo status di certezza della prova.

di Ciro Santoriello

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