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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Ancora sulla nozione di profitto, ai fini di confisca e sequestro in danno degli enti. Profili processuali: gli elementi “nuovi” nel giudizio di rinvio cautelare reale (commento a Cass. Pen. Sez. II, 16.4-15.5.2009, n.20506)

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, relativa alla nota vicenda giudiziaria che ha interessato, tra gli altri, la società Impregilo S.p.A. ha ribadito che “in tema di responsabilità da reato degli enti collettivi, il profitto del reato oggetto di sequestro preventivo funzionale alla confisca è costituito dal vantaggio economico di diretta ed immediata derivazione causale dal reato presupposto ed è concretamente determinato al netto dell'effettiva utilità eventualmente conseguita dal danneggiato dal reato”. Nella massima ufficiale, rv 239924, le Sezioni Unite, sul medesimo punto, hanno del resto ritenuto che “il profitto del reato oggetto della confisca di cui all'art. 19 del D.Lgs. n. 231 del 2001 si identifica con il vantaggio economico di diretta ed immediata derivazione causale dal reato presupposto, ma, nel caso in cui questo venga consumato nell'ambito di un rapporto sinallagmatico, non può essere considerato tale anche l'utilità eventualmente conseguita dal danneggiato in ragione dell'esecuzione da parte dell'ente delle prestazioni che il contratto gli impone”. Il percorso argomentativo su cui si fondava l'ordinanza del Tribunale del riesame oggetto di ricorso sviluppava infatti “considerazioni giuridiche parziali e riduttive in ordine al concetto di «profitto»”, “facendo leva sul mero dato dei gravi inadempimenti contrattuali delle imprese affidatarie e finiva con l'individuare le utilità confiscabili in maniera astratta, trascurando di verificare la sussistenza, in concreto, del necessario rapporto causale fra illecito e vantaggio conseguito”. Ecco che pertanto l'ordinanza impugnata veniva annullata con rinvio e poi ricorsa in Cassazione, poiché si metteva in dubbio che il giudice di rinvio avesse il potere di procedere a nuovi accertamenti. In realtà, essendogli riconosciuta, ai fini della formazione del proprio convincimento la più ampia autonomia, che incontra il solo limite di non ripetere i vizi di motivazione rilevati nella sentenza annullata, a questi deve essere permesso il compimento degli accertamenti ritenuti necessari. Nell'ambito del sub procedimento cautelare, è inoltre pacifico che, in tema di misure cautelari reali, le parti (non soltanto l'indagato, ma anche il P.M.) possano presentare nuovi elementi direttamente all'udienza camerale, mediante la produzione di documenti o di altri elementi rappresentativi del fatto oggetto della decisione, essendo il procedimento di riesame disciplinato dall'art. 324 c.p.p. riconosce, attraverso il richiamo dell'art. 309, comma 9, c.p.p.

di Sergio Beltrani

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