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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Le prospettive di applicazione della responsabilità amministrativa delle società al diritto penale dell’ambiente

Nella legislazione italiana la tutela penale dell'ambiente è stata sempre disseminata in numerose leggi speciali, ciascuna volta a reprimere fenomeni di aggressione degli elementi essenziali dell'ambiente (acqua, aria, suolo, paesaggio,…). Fino all'entrata in vigore del d.lgs. 152/2006, del resto, non esisteva nel nostro ordinamento alcuna definizione precisa di “ambiente”, assenza giustificata dalla molteplicità degli elementi che lo compongono e che ne rendono difficoltosa la determinazione.

L'attuale disciplina è caratterizzata dall'intreccio tra il diritto penale ed il diritto amministrativo: vengono affiancati i due modelli di illecito tipici della materia ambientale, ossia l'illecito amministrativo e la contravvenzione, la cui differenza, a livello di comportamento sanzionato, è puramente quantitativa. Il primo si limita, infatti, a punire la disobbedienza ad ingiunzioni di natura amministrativa (portando ad una tutela non dei beni, ma bensì delle “funzioni”) e non consente l'effettivo accertamento della lesione o della messa in pericolo del bene giuridico (ponendosi di conseguenza in contrasto con il principio di offensività del reato che trova nell'offesa al bene giuridico tutelato il suo naturale presupposto).

L' unico effettivo esempio di applicazione della disciplina di cui al d.lgs. 231/2001 alla materia in esame è contenuto nell'art. 192 d.lgs. 152/2006, che vieta, in particolare, l'illecito abbandono di rifiuti, vale a dire “l'abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo”, nonché “l'immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee”. L'adozione da parte della persona giuridica di idonei Modelli di Organizzazione e Gestione per la prevenzione dei reati ambientali - e, segnatamente, dell'illecito abbandono di rifiuti - rappresenta la via per sottrarsi alla responsabilità prevista dall'art. 192, comma 4 d.lgs. 152/2006. Ciò vale, perlomeno, relativamente all'abbandono realizzato da soggetti, apicali o sottoposti, operanti all'interno dell'organizzazione, mentre rimane allo stato difficilmente comprensibile come tale soluzione sia perseguibile rispetto alle persone giuridiche nei cui diritti l'ente sia successivamente subentrato.

di Marina Zalin e Mara Chilosi

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