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Sab, 26 Set 2020
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

L’importanza delle attività di comunicazione, formazione e informazione per l’efficacia del sistema 231

Una buona disciplina aziendale deve definire, in positivo e in negativo, i comportamenti rispettivamente attesi e quelli viceversa vietati, occupandosi in modo particolare di tre aspetti fondamentali: comunicazione, formazione e informazione. A tale proposito, un'intera sezione (la IV) del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 è dedicata alla disciplina delle attività di formazione, informazione e addestramento. Inoltre, in ordine sparso, numerose altre disposizioni si occupano di tali attività; tali disposizioni, opportunamente coordinate, potrebbero aiutare a definire un vero e proprio “protocollo” utile anche ai fini del d.lgs. 231/2001, per la prevenzione dei reati in materia antinfortunistica.

In relazione all'infortunio di un lavoratore, la Corte Suprema di Cassazione ha riconosciuto la responsabilità del Datore di Lavoro per “violazione del dovere di formazione e di informazione del lavoratore, nonché del dovere di vigilanza, non essendo emerso che si fosse attivato per assicurarsi che le disposizioni impartite fossero realmente osservate, in tal guisa avendo consentito l'instaurarsi di una prassi lavorativa ad alto rischio.” La formazione deve essere compiuta sia per le risorse già presenti al momento dell'adozione del Modello, sia a quelle da inserire successivamente, individuando, anche per tale ipotesi, quali siano le funzioni aziendali che devono attivarsi.

Il protocollo “virtuoso” dovrebbe altresì prevedere che la formazione venga ripetuta: in occasione di cambiamenti di mansioni che incidano sui comportamenti rilevanti ai fini del Modello (formazione anche di tipo individuale sotto forma di istruzioni specifiche e personali); in relazione all'introduzione di modifiche sostanziali al Modello o, anche prima, all'insorgere di nuovi eventi particolarmente significativi rispetto al Modello (formazione collettiva). Per quanto concerne l'attività definita come “informazione”, il Protocollo dovrebbe disciplinare i cd. flussi informativi, soprattutto da e verso l'OdV.

di Patrizia Ghini e Fabio Ledda

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