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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Responsabilità degli enti anche da delitto tentato ? (Commento a Cass. Pen. Sez. V, n.7718/2009)

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 7718 del 13 gennaio - 20 febbraio 2009, ha ritenuto -, in un caso nel quale il delitto presupposto era una truffa ai danni dello Stato (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.) la configurabilità della responsabilità da reato degli enti anche nel caso in cui il delitto presupposto sia rimasto allo stadio del mero tentativo. La rilevanza penale del delitto tentato è prevista dall'art. 56 c.p., che costituisce norma di confine di una concezione del diritto penale che ripudia la punizione della volontà delittuosa in quanto tale, se non estrinsecata in comportamenti lesivi. Detta norma impone all'interprete di ricostruire, sulla base delle prove disponibili, quale fosse la direzione teleologica della volontà dell'agente, come emerge dalle modalità di estrinsecazione concreta, allo scopo di accertare quale fosse il risultato che si voleva ottenere.

Si tratta di una fattispecie di reato autonomo, risultante dalla combinazione di una norma principale (la norma incriminatrice speciale) e di una norma secondaria (l'art. 56 c.p., che ha efficacia estensiva), le quali danno vita ad una nuova figura di reato, pur conservando il medesimo nomen iuris della figura corrispondente di delitto consumato [...], b) [...] da qualificare come «fatto naturalisticamente incompleto» ma «reato perfetto», nel cui ambito è possibile distinguere una propria struttura (Cass. Pen., Sez. U., 19aprile 1980, n. 3), con un elemento oggettivo ed un elemento soggettivo, entrambi necessari ai fini della sua sussistenza [...] c) [...] rientrante nell'ambito dei «reati di pericolo», poiché per la sua sussistenza è necessaria una apprezzabile messa in pericolo del bene giuridico protetto dalla norma penale incriminatrice.

di Sergio Beltrani

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