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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La confisca "per equivalente" del profitto del reato nella responsabilità degli enti e delle persone fisiche: un sistema normativo non coordinato

La Corte di Cassazione (Sezione VI, 5 novembre 2008- 7 aprile 2009) n. 14966 ha affermato che la confisca per equivalente prevista dall'articolo 322 ter, comma 1, ultima parte, c.p. può essere rapportata - in base al dato testuale della norma - non al “profitto”, ma soltanto al “prezzo” del reato, e in tale nozione non è certamente riconducibile il provento del delitto di peculato.

La Sezione VI, (18 marzo 2009 - 7 aprile 2009) n. 14973, invece, ha stabilito che la confisca per equivalente prevista dall'articolo 19 del decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231, è estesa espressamente – difformemente rispetto alla previsione di cui al comma 1 dell'articolo 322 ter c.p. -anche al valore equivalente al “profitto” del reato.

Le suddette sentenze della Cassazione offrono l'occasione per apprezzare una distonia del sistema normativo, che conduce ad un differente ambito di applicazione della disciplina della confisca “per equivalente”, a seconda che si discute di responsabilità amministrativa degli enti ovvero di responsabilità penale della persona fisica.

Mentre nella responsabilità amministrativa degli enti la confisca “per equivalente” è estesa espressamente anche al valore equivalente al “profitto” del reato (in tal senso, del resto, è chiara l'affermazione della sentenza n. 14973 del 2009), diametralmente opposto è il portato della previsione di cui al comma 1 dell'art. 322 ter c.p., laddove la confisca del tantundem è limitata al valore corrisponde al “prezzo” del reato, ma non anche al profitto. In tal senso si esprime la menzionata sentenza n. 14966 del 2009 anche al valore equivalente al “profitto” del reato.

Si ritiene tuttavia che la fungibilità del denaro e la sua funzione di mezzo di pagamento non imponga che il sequestro (e, poi, la confisca) debba necessariamente colpire le medesime specie monetarie illegalmente percepite, bensì la somma corrispondente al loro valore nominale, ovunque sia stata rinvenuta, purché attribuibile all'indagato. Del resto, a conforto di questa soluzione non va dimenticato di considerare il principio di diritto ribadito dalle Sezioni Unite, nella citata sentenza Miragliotta, la quale ha precisato che, ai fini dell'applicabilità della confisca, nel concetto di profitto del reato vanno compresi non soltanto i beni che l'autore del reato apprende alla sua disponibilità per effetto diretto ed immediato dell'illecito, ma anche ogni altra utilità che lo stesso realizza come effetto mediato ed indiretto della attività criminosa attraverso la trasformazione o l'investimento dei primi.

di Giuseppe Amato

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