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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Il ruolo del collegio sindacale alla luce della sentenza 3251/2009 della Corte di Cassazione

Oggetto della sentenza n. 3251 del 2009 della Corte di Cassazione è l'attribuzione ai sindaci di un emittente quotato di una sanzione ai sensi dell'art. 149, comma 3, TUIF da parte della Consob. A tali soggetti veniva contestato di non aver comunicato alla stessa Commissione che l'amministratore delegato e, in un caso, anche un consigliere di amministrazione della società stessa non avevano ottemperato al loro obbligo di riferire tempestivamente (e comunque non oltre il termine di tre mesi) al collegio sindacale sulle operazioni di maggior rilievo economico, finanziario e patrimoniale, effettuate dalla società o dalle società controllate e, in particolare, sulle operazioni in cui gli stessi amministratori avevano un interesse, per conto proprio o di terzi.

Il passaggio forse decisivo nella pronuncia della Cassazione consiste nell'affermazione secondo cui la legge non pone alcuna condizione alla quale debba essere subordinato l'obbligo di comunicazione da parte dei sindaci posto dall'art. 149 TUIF: in particolare, tale obbligo, secondo la S.C., non è sottoposto ad alcuna valutazione discrezionale da parte del Collegio e, in particolare, ad alcun accertamento da parte di questo dell'eventuale sussistenza di “requisiti oggettivi e soggettivi di una violazione della legge o dell'atto costitutivo ovvero del mancato rispetto da parte degli organi sociali dei principi di corretta amministrazione o dell'adeguatezza della struttura organizzativa della società, dei quali l'irregolarità rappresenta un sintomo”; anzi, a parere della Corte, l'obbligo di segnalazione dev'essere configurato a guisa di corollario del dovere di vigilanza, quanto basta ad escludere “che l'omissione della comunicazione possa ritenersi non punibile ove i sindaci non provino che la loro inosservanza dell'obbligo di comunicazione sia dovuta ad un'impossibilità di riscontrare l'irregolarità conseguente a caso fortuito o forza maggiore” e ciò in quanto l'art. 3 legge 689/1981 pone una presunzione (sia pure relativa) di colpevolezza della condotta.

di Giuseppe Catalano e Vittorio Boscia

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