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Mer, 30 Set 2020
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Profili problematici della responsabilità dell'ente per riciclaggio

Il processo attraverso cui si svolge l'attività di riciclaggio è stato tradizionalmente suddiviso in due fasi: quella della ripulitura del denaro o degli altri beni, al fine di ostacolare l'identificazione dell'origine illecita (money laundering), e quella del successivo impiego del denaro o dei beni ripuliti in attività economiche o finanziarie legali (recycling). Tuttavia, in virtù della crescita esponenziale delle opportunità di cui dispone oggi il riciclatore e della maggiore complessità delle operazioni e delle tecniche utilizzabili, al tradizionale modello bifasico si è sostituito un modello trifasico, caratterizzato da un maggior isomorfismo con la realtà empirica di riferimento.

Il delitto di riciclaggio ex art. 648-bis c.p. consiste oggi nella condotta di chi, non avendo partecipato al delitto-presupposto, “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa”. Il precedente art. 648 c.p. (Ricettazione) punisce chi, non avendo partecipato al delitto-presupposto, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare. Il successivo art. 648-ter c.p. (Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita) punisce invece chi, non avendo partecipato al delitto-presupposto, né ai delitti di cui ai precedenti artt. 648 e 648-bis c.p., “impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto”.

La previsione delle due distinte fattispecie di “riciclaggio” e di “reimpiego” sembra essere la conseguenza del riconoscimento, anche a livello giuridico, del carattere intrinsecamente processuale del fenomeno già osservato a livello metagiuridico e descritto attraverso i due modelli - quello bifasico e quello trifasico - cui si è accennato in precedenza. Da questo punto di vista, l'art. 648-bis sarebbe volto a sanzionare l'attività di money laundering (o di placement e layering), mentre l'art. 648-ter sarebbe volto a sanzionare l'attività di recycling (o integration).

In conclusione, sembra potersi dire che, a causa delle diverse condizioni poste dalle richiamate norme del codice penale - che peraltro, com'è noto, trovano raramente applicazione - risulterà piuttosto arduo applicare la disciplina prevista dal d.lgs. 231/2001 a società italiane operanti all'estero nel caso di integrale commissione del reato-presupposto (della responsabilità dell'ente) da parte di dirigenti o dipendenti (specie se stranieri) presso sedi o filiali estere.

di Giovanni Stile

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