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Mar, 29 Set 2020
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La costituzione di parte civile nel processo agli enti: un capitolo ancora aperto

Dopo otto anni dall'entrata in vigore del d.lgs. 231/2001, la materia della costituzione di parte civile nel processo agli enti continua ad essere oggetto di intenso dibattito in dottrina e di soluzioni differenziate nelle aule di giustizia, mentre ancora si attende un pronunciamento risolutore della Corte di Cassazione.

La soluzione favorevole alla costituzione di parte civile ha come punto di riferimento la posizione di un'autorevole dottrina e si fonda su di un ragionamento essenzialmente sistematico: l'azione civile da illecito, la cd. responsabilità aquilana ex art. 2043 c.c., trae origine da un qualunque fatto illecito, anche amministrativo, di tal che, se è vero che la costituzione di parte civile nel processo penale altro non è che l'esperimento o il trasferimento nel processo penale di una pretesa civilistica di tipo aquilano nascente da un illecito, dopo l'entrata in vigore del decreto del 2001, si deve ritenere che, per effetto della nuova disciplina, la pretesa civilistica possa essere trasferita in sede penale anche con riferimento agli illeciti qualificati dalla legge come amministrativi.

Taluni Autori32 osservano che non sono ipotizzabili danni, ulteriori rispetto a quelli già prodotti dal reato, riconducibili in via autonoma all'illecito attribuito al soggetto collettivo, e che solo in riferimento a questi ultimi potrebbe ipotizzarsi la possibilità di esercitare l'azione risarcitoria nell'ambito del procedimento a carico dell'ente: non a caso la dottrina favorevole alla costituzione di parte civile34 si premurerebbe di precisare che, in sede applicativa, il giudice deve fare attenzione a non duplicare il risarcimento dei danni nel caso in cui dovessero in tutto in parte coincidere. In altri termini, se il danno risarcibile, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1223 e 2056 c.c., deve presentarsi come conseguenza immediata e diretta dell'illecito, i danni riferibili al reato sembrano esaurire l'orizzonte delle conseguenze in grado di fondare una pretesa risarcitoria. Da un punto di vista sostanziale non sarebbe dunque configurabile alcuna ragione di risarcimento del danno in funzione dell'illecito amministrativo rispetto al quale viene evocata una responsabilità diretta della persona giuridica. Ed invero, dal complessivo sistema disegnato nel 2001 emerge chiaramente come la persona giuridica sia responsabile in via autonoma di un illecito distinto ed indipendente dal reato, seppur da esso nascente: l'ente non è il “colpevole” del “reato” da cui si origina l'azione civile per le restituzione ed il risarcimento del danno, ma è chiamato a rispondere di una responsabilità sui generis non inquadrabile negli schemi della tradizionale colpevolezza, per un “fatto” che non coincide con il reato da cui si origina la responsabilità civile.

di Alessandra Bassi

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