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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Il diritto di difesa degli enti nel processo penale (Commento a Cass. Pen. Sez. VI, n. 15689/2008)

Secondo la sentenza della Cass. Pen. Sez. VI, n. 15689 del 2008, l'esercizio del diritto di difesa dell'ente nell'ambito del procedimento penale per responsabilità da reato è sempre subordinato all'atto formale di costituzione previsto dall'art. 39 d.lgs. 231/2001. Di contrario avviso è invece la Cass. Pen. Sez. VI, n. 43642 del 2007.

L'art. 39, comma 1, d.lgs. 231/2001, che disciplina specificamente la rappresentanza dell'ente, prevede espressamente l'impossibilità per l'ente di partecipare con il proprio legale rappresentante al procedimento penale avente ad oggetto il reato dal quale dipende l'illecito amministrativo che gli viene contestato, nei casi cui il legale rappresentante sia imputato del predetto reato; l'art. 39, comma 2, disciplina, inoltre, le modalità di intervento dell'ente nel procedimento, ed è funzionale ad individuare il soggetto deputato a manifestare la volontà del soggetto collettivo. Questa disciplina non trova applicazione al di fuori di tali limitate previsioni e va necessariamente interpretata in relazione all'art. 35 dello stesso d.lgs., che parifica ad ogni effetto, ai fini della legge processuale, l'ente all'imputato, con la consueta clausola di compatibilità. Secondo la Cassazione del 2008 citata, l'ente, non potendo comparire nel procedimento se non mediante una persona fisica che lo rappresenti, ove il legale rappresentante risulti anche soltanto indagato, ha facoltà di scegliere se disinteressarsi del procedimento penale (dal quale può promanare l'accertamento della sua responsabilità amministrativa) ovvero nominare un diverso legale rappresentante: l'art. 39, infatti, “nel prevedere che l'ente partecipi al procedimento con il proprio rappresentante, esclude poi che questo possa accadere nel caso in cui questi sia indagato per gli stessi fatti e ciò comporta l'operatività della disciplina civilistica per l'individuazione di altra persona fisica legittimata a rappresentare l'ente”. L'osservanza delle predette formalità di costituzione sarebbe prevista anche ai fini della proposizione della richiesta di riesame, con la conseguenza che essa, se presentata da soggetto carente della necessaria legittimazione, sarebbe inammissibile. Privo di fondamento è invece stato ritenuto l'assunto difensivo a parere del quale, non rientrando la richiesta di riesame tra gli atti personalissimi, l'ente, in virtù dell'art. 34 d.lgs. 231/2001 (che assoggetta anche il procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato alle disposizioni del codice di procedura penale, in quanto compatibili), poteva nominare il suo difensore senza formalità, ai sensi dell'art. 96, comma 2, c.p.p..

A conclusioni diverse era giunta, in merito alla stessa questione, come si è detto, una precedente decisione della stessa sezione (Cass. Pen. Sez. VI, n. 43642/2007), che aveva annullato (con rinvio) l'ordinanza con la quale era stata dichiarata l'inammissibilità di una richiesta di riesame avverso un decreto di sequestro, presentata dal difensore di un ente, ancora una volta in difetto della costituzione dell'ente nel procedimento con le forme previste dall'art. 39, comma 2.

di Sergio Beltrani

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