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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

L’applicabilità del d.lgs. 231/2001 alle società estere operanti in Italia e alle società italiane per i reati commessi all’estero

In una delle prime decisioni giurisprudenziali note si è affermato il principio secondo cui le norme del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 sono applicabili anche nei confronti di una società straniera che, pur avendo la sede principale all'estero, operi in Italia.

L'assoggettabilità alla sanzione amministrativa presuppone la commissione di un fatto penalmente rilevante, tra quelli compresi nel catalogo tassativo delineato dalla legge, «cui devono giustapporsi l'interesse o il vantaggio societario della condotta (art. 5) e la culpa in vigilando dell'ente ovvero il nesso di attribuzione soggettiva stabilito dall'art. 6». Ecco che pertanto non sussistono ragioni in virtù delle quali l'ente con sede all'estero non debba rispondere dell'illecito amministrativo dipendente da un reato commesso in Italia, nel suo interesse o a suo vantaggio, da persona che si trovi in posizione apicale, ove l'ente stesso non sia riuscito a fornire la prova contraria prevista dall'art. 6; ovvero da persona sottoposta alla direzione o alla vigilanza dei vertici dell'ente, allorché il pubblico ministero sia riuscito a dimostrare la sua colpa in organizzazione (art. 7). Sulla base di tali premesse, è stata applicata nei confronti di una società tedesca la misura interdittiva del divieto, della durata di un anno, di contrattare con la Pubblica Amministrazione, salvo che per ottenere la prestazione di un pubblico servizio (art. 9, comma 2, lett. c), nonostante l'ordinamento tedesco preveda la possibilità di assoggettare le società commerciali soltanto a sanzioni amministrative di natura pecuniaria (Geldbusse), a norma dell'art. 30 dell'OWiG e non contempli l'obbligo di adottare precisi Modelli Organizzativi e di Controllo.

Per quanto riguarda i reati commessi all'estero, la relativa disciplina è dettata dall'art. 4 d.lgs. 231/2001. Per stabilire quando un reato sia stato commesso in Italia o all'estero, il d.lgs. 231/2001 non pone alcuna regola particolare: dovrà farsi riferimento, per stabilire quando un reato sia stato commesso nel territorio dello Stato, all'art. 6 c.p., in virtù del quale è sufficiente che solo una parte (anche minima) dell'azione o della omissione sia commessa in Italia per attrarre l'intero fatto nell'ambito della giurisdizione del nostro Stato. Controversa, infine, la questione se sia necessaria, o meno, per la procedibilità in Italia dei delitti comuni commessi all'estero, la cd. doppia incriminazione, cioè che il fatto sia preveduto come reato dalla legislazione italiana e da quella dello Stato in cui il fatto è avvenuto.

di Luigi Domenico Cerqua

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