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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Le misure cautelari nel procedimento per la responsabilità amministrativa degli enti (seconda parte)

Il principio generale della domanda permeante il sistema cautelare ordinario vale, almeno nella fase di impulso, anche per l'apparato predisposto nella responsabilità degli enti di cui al d.lgs. 231: il pubblico ministero può richiedere l'applicazione di misure cautelari interdittive presentando al giudice gli elementi su cui la richiesta si fonda compresi quelli a favore dell'ente e le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate.

Sull'applicazione e sulla revoca delle misure cautelari nonché sulle modifiche delle loro modalità esecutive provvede il giudice che procede. Nel corso delle indagini provvede il giudice per le indagini preliminari.

Il procedimento di applicazione delle misure cautelari interdittive prevede che tra la richiesta del pubblico ministero e l'eventuale ordinanza applicativa del giudice si collochi un necessario contraddittorio tra le parti, sulla cui natura e struttura hanno avuto modo di esprimersi dottrina e giurisprudenza.

Le misure cautelari interdittive possono poi essere sospese dal giudice che ha già applicato la misura se l'ente chiede di poter realizzare quegli adempimenti (risarcitori, riparatori e riorganizzativi) che, all'esito del giudizio, secondo l'art. 17 d.lgs. 231/2001, impediscono l'irrogazione in via definitiva delle sanzioni interdittive e che, secondo, invece, l'art. 12, comma 2, comportano la riduzione di quella pecuniaria da un terzo alla metà, vale a dire: (i) risarcire integralmente il danno ed eliminare le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero comunque efficacemente adoperarsi in tal senso; (ii) eliminare le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l'adozione e l'attuazione di Modelli. Su questi temi si sono registrate diverse prese di posizione della dottrina e della giurisprudenza. Le misure cautelari possono anche essere revocate ai sensi dell'art. 50 d.lgs. 231/2001.

La misura interdittiva perde efficacia entro un anno dalla data di notifica dell'ordinanza applicativa oppure quando il giudice pronunci: (i) la sentenza che esclude la responsabilità dell'ente se l'illecito amministrativo contestato non sussiste; (ii) la sentenza di non doversi procedere per l'intervenuta prescrizione delle sanzioni amministrative o del reato presupposto. La lettura della Relazione ministeriale suggerisce poi ulteriori corollari sul tema.

L'istituto del Commissario giudiziale rappresenta la tangibile composizione di molteplici interessi. Esso coniuga l'interesse repressivo-preventivo secondo una prospettiva meramente punitiva dell'illecito con quello promozionale, curando l'adozione dei Modelli Organizzativi appropriati; nonché, infine, con quello della salvaguardia di primarie esigenze economico-occupazionali.

Riguardo alle impugnazioni, l'art. 52 stabilisce che contro tutti i provvedimenti in materia di misure cautelari può essere proposto appello, con indicazione contestuale dei motivi, o ricorso per Cassazione per violazione di legge.

Le uniche misure cautelari reali, il sequestro preventivo e il sequestro conservativo, sono rispettivamente previste dagli artt. 53 e 54 d.lgs. 231/2001. Le misure cautelari reali di per sé non erano state contemplate dalla legge-delega e ciò determina dubbi di legittimità costituzionale per eccesso di delega, anche se nella Relazione al decreto legislativo è stata articolata un'approfondita giustificazione.

Fermi i principi dell'autonomia e principalità della confisca quale vera e propria sanzione anziché quale misura di sicurezza patrimoniale, va rilevato che l'art. 53, in preciso contrappunto con i casi in cui è consentita la confisca ex art. 19, prevede il sequestro delle medesime res e, quindi, non solo del profitto o del prezzo del reato di per sé, ma anche, per equivalente, espressamente applicandosi,

inoltre, alla stregua della compatibilità, le disposizioni delle quali agli artt. 321.3, 3-bis e 3-ter, 322, 322-bis e 323 c.p.p.. Una nozione di “profitto” è stata abbozzata in Cass. Sez. un. 28 marzo 2008.

Riguardo al sequestro conservativo, va chiarito che assume i connotati tipici di quello corrispondente previsto per il processo nei confronti degli imputati persone fisiche anche con riguardo alla necessità del preventivo esercizio dell'azione penale.

di Luigi Varanelli

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