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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

L’ingresso della “prova scientifica” nel sistema del d.lgs. 231/2001

Solo da pochi anni, con grave ritardo, si comincia a percepire l'enorme impatto che il proliferare della prova scientifica ha sortito sul processo penale. Già con la “sentenza Franzese” è stata prospettata la necessità di applicare un procedimento di tipo inferenziale-induttivo che, muovendo da tutte le risultanze processuali, consenta di verificare se il caso concreto sottoposto all'attenzione del giudice, così come ricostruito attraverso le prove, rientra all'interno dell'area di funzionamento di quella legge scientifica che è più idonea a spiegarlo.

Per “prova scientifica” s'intende la prova che, partendo da un fatto dimostrato, utilizza una legge scientifica per accertare un fatto ulteriore, da provare. La valutazione della prova scientifica, qualunque ne sia la finalità (ricostruzione di un fatto, spiegazione delle cause di un evento, accertamento dello stato di un luogo, verifica delle condizioni di una persona) è un tema che riguarda non solo il momento della decisione ma anche le fasi precedenti. Il primo momento è rappresentato dall'accertamento della validità della prova o tecnica scientifica da utilizzare nel processo, al quale farà seguito la verifica dell'astratta idoneità della prova scientifica a fondare, nel caso di specie, un accertamento processualmente valido e idoneo a fornire un'informazione necessaria o almeno utile nel processo, quale la prova diretta del fatto da provare. L'ultimo momento è infine la valutazione del risultato di prova. Nel sistema attuale, il giudice, sia qualora recepisca sia qualora si discosti dal parere del perito deve spiegare la ragione della sua scelta. In concreto, egli potrà fornire tale spiegazione motivando sul credito del perito e sulle risultanze dell'esame incrociato; e lo farà quasi sempre attraverso la valutazione che della perizia hanno dato altri scienziati in contraddittorio.

Le disposizioni contenute nella legge 18 aprile 2008 n. 48 comportano l'estensione delle problematiche relative all'acquisizione e alla valutazione della “prova scientifica” al procedimento di accertamento della responsabilità amministrativa da reato dell'Ente (anche per quanto riguarda la valutazione giudiziale circa la “tenuta” del Modello Organizzativo, ovvero l'idoneità di questo a prevenire reati della specie di quello verificatosi), se si tiene presente che l'avvenuto accertamento giudiziale della responsabilità penale per i reati informatici contenuti nel “catalogo” di cui all'art. 24-bis d.lgs. 231/2001 costituisce il presupposto della responsabilità amministrativa in capo all'Ente.

di Antonio Salvatore

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