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Mar, 29 Set 2020
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

L’efficacia sanzionatoria dei provvedimenti contro il riciclaggio: qualche riflessione

L'art. 3 d. lgs. 231/2007 fissa dei concetti prodromici all'inquadramento dei comportamenti la cui

omissione (o commissione) è sanzionata dalla legge de qua: (i) la predisposizione di adeguate misure per la verifica della clientela, di controllo interno, compliance, segnalazione di operazioni sospette; (ii) la proporzionalità nella strutturazione dei presidi di cui sub a), a condizione che il rischio rimanga coperto e monitorato. Le sanzioni intervengono sugli intermediari e sugli altri soggetti obbligati non in senso meramente punitivo: la ratio vera è quella di convincere che gli adempimenti de quibus sono utili per primi a chi li implementa.

Con riguardo alle sanzioni amministrative, la più importante in termini quantitativi è quella prevista in caso di violazioni delle norme sul contante e sui titoli al portatore. L'illecito è oggettivo, secondo l'orientamento dominante: la ratio di tale rigore sta nel ridurre la possibilità di utilizzo di strumenti a facile trasferibilità per fini di occultamento di proventi da delitto. La fattispecie di inosservanza delle disposizioni di vigilanza su adeguata verifica della clientela, organizzazione, registrazione, procedure e controlli interni, nonché la fattispecie di inosservanza dell'obbligo di formazione del personale, punite anch'esse con sanzioni amministrative, rappresentano la sintesi migliore del principio dell'efficacia dei provvedimenti antiriciclaggio, per quanto concerne i soggetti cd. “non collaborativi”: nell'ottica, infatti, della “collaborazione attiva”, le inefficienze nelle procedure essenziali agli adempimenti principali vengono valutate con lo stesso rigore che è già presente nelle Istruzioni di vigilanza dettate per il migliore espletamento dell'attività bancaria, finanziaria e assicurativa. L'omessa istituzione dell'AUI e l'omessa segnalazione di operazioni sospette all'UIF sono punite, nei casi più gravi, oltre che con la sanzione pecuniaria, anche con la pubblicazione per estratto del decreto sanzionatorio su almeno due quotidiani a diffusione nazionale a cura e spese del sanzionato: ciò crea un disposto che si può ritenere oggi dissuasivo e convincente più che in passato, quando paradossalmente si doveva giustificare - da parte del giudice - la comminazione di pene detentive.

Con riguardo alle sanzioni penali il d. lgs. 231/2007 punisce l'inosservanza degli obblighi di identificazione (vista dall'intermediario), dell'omessa/falsa indicazioni delle generalità del soggetto per conto del quale è eseguita l'operazione e dell'omessa/tardiva/incompleta registrazione in AUI, nonché la divulgazione al cliente (segnalato) e/o a terzi della SOS effettuata, e/o del relativo esito.

di Ranieri Razzante

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