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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Il giudizio di idoneità del Modello Organizzativo ex d. lgs 231 / 2001: criteri di accertamento e garanzie

I Modelli, ai sensi dell'art. 6 d.lgs. 231/2001, sono sottoposti a due tipi di controllo: uno ex ante da parte dell'Autorità ministeriale, relativo ai codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti; e l'altro ex post, cioè dopo la consumazione del reato, da parte dell'Autorità giudiziaria.

Il sindacato di quest'ultima Autorità si esprime in termini di “idoneità” del Modello a prevenire il reato. Vi sono tuttavia perplessità legate alla scelta del legislatore di ricorrere al termine “idoneità”, anche alla luce del significato che il vocabolo assume in ambito penalistico. Sorge infatti naturale il richiamo alla formula dell'art. 56 c.p. in materia di delitto tentato (“idoneità degli atti”), che è evidentemente inutilizzabile in presenza di un delitto consumato; meglio sarebbe stato parlare di “effettività”.

Il giudizio di idoneità consiste in una valutazione sull'efficacia preventiva del Modello, legata alla capacità di quest'ultimo di evitare il rischio della commissione di reati. Assume una particolare rilevanza lo scambio di informazioni all'interno dell'ente: esso è tenuto a rendere noto ai propri dipendenti il contenuto del Modello Organizzativo svolgendo una vera e propria “funzione pedagogica” che consiste nella trasmissione, a coloro che agiscono per l'impresa, dei valori di correttezza e rispetto della legalità cui si ispira l'azienda. Vi è motivo di ritenere che il giudizio d'idoneità del modello investa altresì i precedenti penali dell'impresa e la capacità di quest'ultima, posteriormente al reato, di emendarsi e di tentare che il reato non venga a ripetersi.

di Francesco Vignoli

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