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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Il profitto oggetto di confisca ex art. 19 d.lgs. 231/2001 nell'interpretazione delle Sezioni Unite della Cassazione

Con la sentenza in commento le Sezioni Unite della Cassazione per la prima volta si sono occupate della responsabilità amministrativa da reato degli enti collettivi.

La questione rimessa al Supremo Collegio concerneva l'esatta delimitazione della nozione di profitto oggetto di confisca ai sensi dell'art. 19 d.lgs. 231/2001 ed in particolare la Corte era chiamata ad esprimersi sull'alternativa per cui il provvedimento ablativo (e conseguentemente quello di sequestro preventivo finalizzato alla confisca adottato ai sensi dell'art. 53 dello stesso d.lgs.) si estenda esclusivamente all'utile tratto dall'attività illecita, al netto dei costi sostenuti, ovvero all'intero ricavo lordo conseguito dalla suddetta attività.

La definizione di “profitto” risulta in effetti sfuggente, sia che si consideri l'utilizzo del termine effettuato dalla legge penale, che quello svolto nell'ambito del d.lgs. 231/2001, tenuto conto che in alcun testo normativo il legislatore ha fornito la nozione generale di “profitto”. La scarsa elaborazione che la nozione di profitto ha avuto nei testi normativi si riflette nella scarsa attenzione riservata alla sua definizione in passato da parte della giurisprudenza,

Affrontando, dunque, per la prima volta la materia della responsabilità da reato degli enti collettivi, le Sezioni Unite, dopo aver ripercorso la genesi del d.lgs. 231/2001, hanno svolto un'articolata panoramica dell'istituto della confisca, prima di approdare all'analisi della nozione di profitto. In proposito la Corte afferma come la mancanza di specificazioni a livello normativo consente, sul piano definitorio, solo di ribadire al tradizionale orientamento accolto dalla giurisprudenza di legittimità in relazione al profitto oggetto di confisca ai sensi dell'art. 240 c.p., secondo cui lo stesso si identificherebbe nel vantaggio economico ritratto dal reato, ma allo stesso tempo ricorda che, sempre in adesione all'interpretazione accolta nella giurisprudenza del Supremo Collegio, l'espressione dev'essere intesa nel senso di “beneficio aggiunto di tipo patrimoniale” e non già di “utile netto” o “reddito”.

La sentenza in commento, nel respingere in radice l'alternativa tra profitto lordo e profitto netto e nel riaffermare per converso il criterio di diretta pertinenzialità come unico parametro di selezione dell'oggetto della confisca, ha restituito al dato normativo un contenuto sufficientemente preciso, attenuandone l'incontestabile genericità di formulazione e consentendo di evitare esiti interpretativi incontrollabili.

di Luca Pistorelli

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