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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

L'approccio basato sul rischio nella valutazione della clientela ai fini della normativa antiriciclaggio: impatti nella prestazione dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio

La normativa contenuta nel d.lgs. 231/2007 ha introdotto nell'ambito della disciplina antiriciclaggio un approccio funzionale basato su una valutazione che l'intermediario (banca, SIM, SGR o altro soggetto interessato dalla norma) deve compiere innanzitutto in una fase prodromica all'instaurazione del rapporto con il cliente. La storia dell'investitore diviene oggetto di interesse da parte dell'intermediario che deve “conoscere il suo cliente” per poter comprendere se e in che misura sia esposto alla tipologia di rischio di cui si discute: nel caso di clienti e/o rapporti cui è associato un basso rischio riciclaggio, la normativa prevede infatti l'applicazione di obblighi semplificati, anch'essi articolati in diverse fattispecie, al ricorrere di determinati presupposti.

La fonte primaria delle informazioni da raccogliere è senza dubbio il cliente medesimo; a tale proposito, l'art. 21 del Decreto specifica che “i clienti forniscono, sotto la propria responsabilità, tutte le informazioni necessarie e aggiornate per consentire ai soggetti destinatari del presente Decreto di adempiere agli obblighi di adeguata verifica della clientela”, e, dunque, ciò riguarda non solo i dati identificativi, bensì tutte le informazioni che l'intermediario andrà a raccogliere per poter applicare l'approccio basato sul rischio di cui gli obblighi di adeguata verifica rappresentano una “derivata”. Tale disposizione prevede inoltre un'espressa sanzione di tipo penale in capo al cliente, il quale risponde in modo diretto e personale di eventuali informazioni non veritiere o scorrette.

A fronte di un livello di rischio elevato, la normativa impone agli intermediari di applicare degli obblighi di adeguata verifica aggiuntivi, dopo aver individuato i clienti e i rapporti cui applicare il regime in esame. In ogni caso il legislatore individua talune casistiche comunque ritenute ad alto rischio a prescindere dalle valutazioni operate.

Infine, l'art. 18 del Decreto al comma 1, lett. d), impone agli intermediari di svolgere un controllo costante nel corso del rapporto continuativo.

di Toni Atrigna

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