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Mar, 20 Ott 2020
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Recepimento III direttiva antiriciclaggio in Italia (d.lgs. 231/2007): nuovi scenari per i destinatari del d.lgs. 231/2001

Con il recepimento della cd. III direttiva antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007, di seguito il “Decreto”) il legislatore ha introdotto nel corpus del d.lgs. 231/2001 l'art. 25-octies, estendendo così la responsabilità amministrativa degli enti ai reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, innovando significativamente anche l'alveo dei destinatari della normativa antiriciclaggio, escludendo i soggetti tenuti all'iscrizione nell'elenco generale dell'art. 113 Testo Unico Bancario (di seguito “TUB”) cioè “quegli intermediari che esercitino in via esclusiva o prevalente, non nei confronti del pubblico, le attività previste dall'art. 106 TUB” (ad esempio, le holding, già contemplate dalla precedente normativa antiriciclaggio).

L'art. 25-octies d.lgs. 231/2001 non definisce i reati, bensì rinvia alle nozioni del codice penale di ricettazione (art. 648), riciclaggio (art. 648-bis) e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter) che prevedono tutte la clausola di esclusione “fuori dei casi di concorso nel reato”: l'attuale formulazione esclude quindi tra i soggetti attivi di entrambi i delitti il concorrente nei reati-presupposti, non consentendo l'incriminazione del cd. autoriciclaggio o autoreimpiego. Le due nozioni si distinguono inoltre per altri profili non secondari, che la dottrina penalistica non mancherà di evidenziare, quale l'inclusione nel citato art. 2 del Decreto, tra le condotte costituenti riciclaggio, anche “il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo” a differenza della disciplina codicistica che non punisce l'istigazione.

Queste differenze nella definizione di riciclaggio pongono quindi l'intermediario destinatario di entrambe le normative innanzi alla difficoltà di dover ottemperare alle stesse, tenendo a mente le due diverse nozioni, complicando così la creazione di una vera e condivisa cultura aziendale sia in materia di antiriciclaggio che in materia di responsabilità degli enti oltre a rendere certamente più complesso l' approccio integrato alla compliance delle due normative.



di Alberto Poli e Carlo Alberto Marchi

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