Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Mar, 20 Ott 2020
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

Giurisprudenza commentata: la nozione di profitto del reato nella giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione ed i suoi riflessi in tema di confisca

In relazione al concetto di “profitto del reato” la sentenza della Corte di Cassazione del 25 ottobre 2007, depositata il 6 marzo 2008, offre interessanti spunti sui quali ragionare. Il concetto di profitto o di provento di reato legittimante la confisca ai sensi dell'art. 321, comma 2-bis, c.p.p., secondo la Suprema Corte, va inteso come comprensivo non soltanto dei beni che l'autore del reato apprende alla sua disponibilità per effetto diretto e immediato dell'illecito, ma altresì di ogni altra utilità che lo stesso realizza come conseguenza anche indiretta o mediata della sua attività criminosa. La tesi della Suprema Corte si fonda, in primo luogo, su una considerazione di carattere pratico, non ritenendosi razionale sostenere che “le trasformazioni dell'immediato prodotto del reato e gli impieghi redditizi del denaro di provenienza delittuosa possano impedire che al colpevole venga sottratto ciò che era precisamente obiettivo del disegno criminoso e che egli sperava di convertire in mezzo di maggior lucro e di illeciti guadagni”. Alla luce di tale considerazione, la Cassazione ritiene che nel concetto di profitto vadano ricompresi non solo i beni che l'autore del reato apprende alla sua disponibilità per effetto immediato e diretto dell'illecito, ma anche ogni altra utilità che lo stesso realizza come effetto anche mediato ed indiretto della sua attività criminosa: la nozione di profitto, dunque, dev'essere riguardata in rapporto all'arricchimento complessivo.

In conclusione, secondo la Cassazione, il bene costituente profitto del reato è pienamente confiscabile ai sensi degli artt. 240 e 322-ter, comma 1, c.p. ogni qualvolta tale bene sia casualmente ricollegabile in maniera certa all'attività criminosa per la cui repressione si agisce.

di Ciro Santoriello

[visualizza l'articolo completo]

LE RIVISTE

L'ULTIMO NUMERO

TUTTI I NUMERI

RICERCA ARTICOLI

E' possibile filtrare l'elenco degli articoli compilando i campi sottostanti.

Ricerca per ANNO:

Ricerca per AUTORE:

Ricerca per SEZIONE:

Ricerca per TESTO:


INDICE ANALITICO

LE RACCOLTE 231