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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La disciplina sulla sicurezza nel luogo di lavoro nella prospettiva del d.lgs. 231/2001

La disciplina introdotta con la legge 3 agosto 2007 n. 123, inerente la sicurezza sul luogo di lavoro, pone agli operatori problemi esegetici, interpretativi ed applicativi, anche perché costituisce un'innovazione legislativa non soltanto rilevante per le grandi imprese, ma anche per quelle persone giuridiche di medie-piccole dimensioni, che sino ad oggi hanno riservato poca attenzione alla normativa. Si pone, infatti, il problema di conciliare il “criterio di imputazione oggettiva”, cioè il presupposto dell'interesse e del vantaggio della persona giuridica, con l'elemento psicologico della colpa, che caratterizza detti reati. Secondo parte della dottrina, l'interesse o il vantaggio devono essere ricondotti, nei reati colposi, alla condotta costituente il reato e quindi, secondo tale impostazione, saranno ritenuti sussistenti tutte le volte in cui la condotta sia idonea a determinare un beneficio per l'ente. In senso contrario, è stato tuttavia sostenuto da più parti che un'impostazione siffatta porterebbe ad una forzatura dell'impianto normativo poiché si riferirebbe, appunto, al requisito dell'interesse non al reato, ma alla condotta che lo costituisce. In un ambito di fattispecie colpose, dunque, una diligente organizzazione non dev'essere valutata con i parametri di un giudizio post delictum, che porterebbe ad una responsabilità oggettiva dell'ente, ma con i parametri di un giudizio a priori che valuti la congruità del Modello rispetto alla sua probabile efficacia normativa preventiva. Non potrà quindi ravvisarsi interesse o vantaggio per l'ente quando, pur realizzatasi una fattispecie di reato colposa, l'ente stesso si sia dotato con la dovuta diligenza di un'organizzazione idonea, astrattamente e probabilisticamente, ad evitare il reato.

di Marco Cardia

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