Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Mar, 20 Ott 2020
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ E DEGLI ENTI

La responsabilità da reato degli enti per gli infortuni sul lavoro

La legge 3 agosto 2007 n. 123 ha esteso l'ambito applicativo della responsabilità da reato degli enti alla materia degli infortuni sul lavoro, introducendo il nuovo art. 25-septies e segnando l'ingresso dei delitti colposi nel catalogo dei reati-presupposto. Perché sussista la responsabilità dell'ente occorre, ai sensi dell'art. 5 d.lgs. 231/2001, che il reato sia commesso “nell'interesse o a vantaggio” dell'ente, a meno che, pur sussistendo un vantaggio per l'ente, gli autori del reato non abbiano agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi.

Secondo la Relazione governativa e l'interpretazione adottata dalla giurisprudenza di legittimità, l'espressione non contiene un'endiadi, perché i sintagmi hanno riguardo a concetti giuridicamente diversi. L'interesse della società caratterizza la condotta in senso marcatamente soggettivo e, pertanto, va valutato ex ante; mentre il vantaggio evidenzia una connotazione oggettiva che richiede una verifica ex post. In tale contesto interpretativo la scelta di estendere anche ai delitti di omicidio colposo e di lesioni gravi da infortunio sul lavoro il medesimo criterio ascrittivo della responsabilità previsto dalla parte generale del d.lgs. 231/2001 è stata criticata, in quanto appare difficile ipotizzare la commissione di reati colposi che, tuttavia, siano commessi con la finalità di raggiungere un interesse o un vantaggio per l'ente stesso.

Per accertare se il delitto sia stato commesso da un soggetto in posizione apicale o da un soggetto sottoposto all'altrui direzione, può farsi riferimento alla consolidata elaborazione del diritto penale del lavoro: secondo un autorevole insegnamento delle Sezioni Unite, infatti, occorre distinguere tra violazioni di norme cautelari dovute a difetti strutturali dell'organizzazione dell'impresa, la cui responsabilità ricade sul vertice dell'ente, e quelle riconducibili a deficienze inerenti all'ordinario buon funzionamento delle strutture stesse, che vanno invece riferite ai soggetti responsabili dei singoli servizi.

Una delle principali questioni ermeneutiche poste dall'introduzione della nuova disciplina è se essa si limiti a contemplare obblighi già altrimenti imposti all'ente dall'ordinamento giuridico o se diversamente impongano obblighi nuovi. Deve ritenersi che il Modello prevenzionale delineato dal d.lgs. 231/2001 per le persone giuridiche sia aggiuntivo e non sostitutivo del sistema di cautele vigente nel diritto penale del lavoro. Peraltro, l'adozione di Modelli Organizzativi conformi alle Linee Guida ai sensi dell'art. 30 comma 5 d.lgs. 81/2008 non equivale di per sé all'adozione di un adeguato compliance program, ma consente di invertire l'onere della prova circa l'adeguatezza dello stesso, addossandolo alla pubblica accusa anche nelle ipotesi di reati commessi da soggetti in posizione apicale.

di Fabrizio D'Arcangelo

[visualizza l'articolo completo]

LE RIVISTE

L'ULTIMO NUMERO

TUTTI I NUMERI

RICERCA ARTICOLI

E' possibile filtrare l'elenco degli articoli compilando i campi sottostanti.

Ricerca per ANNO:

Ricerca per AUTORE:

Ricerca per SEZIONE:

Ricerca per TESTO:


INDICE ANALITICO

LE RACCOLTE 231