La responsabilità amministrativa
delle società e degli enti

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Mar, 25 Nov 2014
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IL RAPPRESENTANTE LEGALE NEL PROCESSO A CARICO DELL’ENTE: UNA FIGURA PROBLEMATICA - I° PARTE - di Alessandra Bassi, Giudice presso il Tribunale di Milano - Sezione per il Riesame



1. Premessa – 2. La figura del rappresentante legale dell'ente - 3. Il rappresentante legale imputato del reato presupposto - 4. Le dichiarazioni del legale rappresentante dell'ente e l'incompatibilità all'ufficio di testimone - 5. segue. I casi non previsti di incompatibilità a testimoniare - 6. segue. Le incompatibilità a testimoniare del rappresentante legale nel procedimento connesso o collegato



1. Premessa

Nel tracciare le regole del procedimento volto all'applicazione dell'innovativo sistema sanzionatorio introdotto con il decreto legislativo n. 231/2001, il legislatore non si è limitato a richiamare tout court la disciplina del processo penale nei confronti delle persone fisiche, scelta che per vero sarebbe stata poco naturale nel momento in cui si connotava, quantomeno da un punto di vista formale, la responsabilità degli enti giuridici come amministrativa e che sarebbe risultata per taluni aspetti di difficile applicazione, giusta la peculiare soggettività – di persona giuridica anziché fisica – del destinatario della sanzione.
Il legislatore non ha neanche ridisegnato un sistema processuale ad hoc strutturato sulle specifiche esigenze di accertamento delle nuove sanzioni introdotte e sulla peculiare natura del soggetto cui esse devono essere applicate, ma ha percorso una via mediana laddove, per un verso, ha disciplinato espressamente specifici aspetti della procedura di applicazione delle sanzioni amministrative agli enti; per altro verso, ha richiamato per le materie non espressamente disciplinate la regolamentazione contenuta nel codice di rito penale, equiparando altresì sotto il profilo soggettivo l'ente all'imputato.
Il legislatore ha tuttavia subordinato l'estensione delle regole del processo ordinario alla condizione che si tratti di norme compatibili con la peculiare natura sia della responsabilità a carico dell'ente e delle relative sanzioni (art. 34 del decreto), sia della persona – giuridica anzichè fisica - cui le sanzioni stesse debbono essere applicate (art. 35 del decreto).
Del resto, tale vaglio di compatibilità risulta imprescindibile nel momento in cui si è deciso di utilizzare nei confronti di una persona giuridica un sistema processuale costruito essenzialmente per l'accertamento della responsabilità penale della persona fisica e per l'irrogazione di una pena detentiva.
Il legislatore non si è dunque limitato a dichiarare applicabili le disposizioni del codice ordinario alla specifica materia delle sanzioni da illecito amministrativo, la cui pura e semplice trasposizione avrebbe comportato alcune difficoltà di adattamento non altrimenti risolvibili, ma ha operato una sorta di innesto sulla disciplina ordinaria di una disciplina derogatoria, allo scopo di superare le difficoltà derivanti dall'ingresso nel procedimento penale di una persona giuridica, non in toto assimilabile al tradizionale indagato/imputato persona fisica, e, dunque, di scongiurare possibili vuoti normativi.
Le ragioni di tale scelta legislativa sono molteplici.
Nel momento in cui si è concepita una responsabilità a carico dell'ente che presuppone l'integrazione di un fatto reato commesso da una persona fisica legata da un rapporto funzionale con la persona giuridica e si è quindi configurato il nuovo illecito (nella forma amministrativo, ma nella sostanza penale ) come una fattispecie complessa il cui nucleo è costituito da uno dei fatti reato espressamente previsti dal decreto n. 231/2001, si è caratterizzato l'accertamento dei presupposti per l'irrogazione della sanzione nei confronti dell'ente in termini essenzialmente penalistici.
L'illecito amministrativo si connota infatti come una fattispecie complessa , il cui nucleo è composto da uno dei fatti reato contemplati dal catalogo degli artt. 24 e seguenti del decreto, cui si aggiungono ulteriori elementi costitutivi che valgono ad imputare l'illecito all'ente (legame qualificato dell'autore con l'ente; interesse o vantaggio dell'ente; inosservanza agli obblighi di vigilanza). V'è dunque un ambito comune dell'accertamento da compiere dinanzi al giudice avente ad oggetto il fatto reato presupposto, il che rende il processo penale il luogo più adeguato alla celebrazione del procedimento di accertamento della responsabilità degli enti. La peculiare struttura dell'illecito amministrativo e l'inevitabile parziale sovrapposizione del relativo accertamento rispetto all'accertamento del reato da cui esso deriva hanno quindi condizionato, in primo luogo, la scelta del rito; in secondo luogo, l'individuazione del giudice competente a conoscerlo (che va determinato in funzione della competenza a sindacare sul reato presupposto ex art. 36 del decreto); in terzo luogo, la modalità di celebrazione – tendenzialmente unitaria - dei processi a carico dell'autore del reato presupposto e dell'ente (art. 38 del decreto).

La trattazione tendenzialmente unitaria dei due procedimenti e la scelta del giudice penale per la relativa celebrazione rispondono anche ad evidenti ragioni di economia processuale , evitando che si svolga due volte, con un inutile dispendio di energie processuali e di costi, lo stesso accertamento di fatto sul reato. Il simultaneus processus consente inoltre di .....

 

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